sabato 16 maggio 2020

Gratitudine

Gratitudine ? 
No, grazie.
La gratitudine è senz'altro l'argomento di moda del 2019, e non pare cedere il passo nemmeno per il 2020.
Mi oppongo. 
Diario della gratitudine ogni sera ? Sei seria ? Chi ti ha cresciuto, la famiglia Ingalls? Vivi nella casa nella prateria ? 
Spesso penso questo, leggendo a profusione questi infiniti post, video e quant'altro su questo argomento.
Cari gratitudine ambassador, ma vivete in Italia anche voi?
No, in effetti spesso, almeno nel 50 % dei casi no, non più. Appunto. 
Il restante 50 % va sulla scia del primo che nemmeno fatto a posta ha un bel seguito/ successo. 
Bla bla bla, tanta incoerenza.
Se fossi grato DAVVERO, ti accontenteresti di quello che hai. 
E se così fosse non cercheresti di fare soldi con questo noioso argomento.
Quante volte si può ringraziare che ho ancora un tetto sulla testa ? Che un terremoto non me l'ha ancora distrutto ? Che esco di casa con due gambe e torno con le stesse ? 
Il fatto che possa succedere il contrario non toglie che sia statisticamente improbabile. 
Di per sé portare un concetto giusto ad ideologia, lo rovina. 
Il troppo storpia. 
Del resto se si parte dalla convinzione di un Creatore/ Universo benevolo, dovreste aspettarvi il bene, non il male.
Diario ogni sera ? 
E cosa ci scrivi nei giorni in cui non succede niente: oggi ho mangiato ? 
E' come ammettere che oggi ho mangiato, è andata bene, poteva andare peggio; conseguenza implicita : e domani ? Chissà. 
Io ci leggo un subdolo pessimismo di fondo. Un ansia nemmeno troppo nascosta.
La persona sinceramente grata non compila diari ogni sera cercando 3 cose di cui essere grata. 
Non le deve cercare: le ha vissute. La gratitudine è un sentimento, un qualcosa che si prova. 
Quando la senti non devi cercare un bel niente. 
C'è e basta. Fa parte del tuo sentire, dell'implicito. 
Come un bambino che vede la madre prima di chiudere gli occhi, e sapendo che ci sarà di nuovo al risveglio, è tranquillo. 
Cercare, ricordare, scrivere, focalizzare, sono tutte attività cognitive, legate al pensiero, all'emisfero sinistro del nostro cervello. 
La verità è che se hai bisogno di fare questo, non SENTI la gratitudine. 
Il che naturalmente non fa di te un ingrato: attenzione. 
Io non sono un ingrata, e non lo sei nemmeno tu.
Sappiamo tutti che c'è chi sta peggio; in ogni caso c'è sempre. 
Di fatto, ogni minuto succede una disgrazia da qualche parte. E' la vita, ci si ammala, si muore, e c'è anche parecchia gente cattiva e armata. 
Di fatto, più siamo sul pianeta, e più questo sarà vero. E' la legge dei grandi numeri. 
Se oggi a me non è capitato niente, un giorno qualsiasi di tipo qualsiasi, posso veramente essere grata ? 
Bell' egoista ! 
Al massimo posso essere sollevata per me, e dispiaciuta per gli altri. 
Io la vedo così. 
C'è anche un altro problema: la parola. La parola è potente, e sotto intende un qualcosa di importante. 
- Sono grato perché " sto bevendo il caffè alla finestra, è buono e l' aria è fresca ".
- Sono grato perché " l'intervento chirurgico di mio figlio è andato bene ".
Nel secondo caso la parola è pertinente, nel primo no. 
Secondo me ostinarsi a usarla ad ogni costo, per ogni piccolezza,  non ha senso, anzi la svilisce. 
Io la uso solo in circostanze all'altezza. 
Fallo anche tu. Non farti influenzare dal politicamente corretto a tutti i costi. 
Cosa ne pensi ? 
Grazie di avermi letto. A presto 
Sara  




venerdì 24 aprile 2020

Camille Claudel

                                                                              

Buongiorno, e benvenuto sul mio blog. 

Come promesso nel post precedente, ecco l'articolo sulla vita della scultrice  Camille Claudel. (tratto come sempre dalla collana Grandi donne, RBA Italia).
Non sono molti gli scultori conosciuti dal grande pubblico, ed ancora meno le scultrici donne, e fra loro c'è appunto la talentuosa Camille.
Nata in Francia nel 1864, davvero mai accettata dalla madre, cui non legò mai, e che fu particolarmente severa con lei. 
Per fortuna dopo di lei ci fu una sorella, Louise, ed il suo adorato fratello Paul.
 Suo nonno materno possedeva una fornace, che produceva tegole di argilla, e fu lì che Camille si innamorò di quella magia per cui da una terra informe si poteva modellare qualcosa e cuocerlo fino a renderlo solido. 
Dimostrò un grande talento, ed iniziò a chiedere ai fratelli e alle domestiche di posare per lei ! 
Ah, quanto talento può avere un bambino, o una bambina ! 
Per fortuna questo non venne scoraggiato, tutt'altro: le fu permesso di prendere lezioni dal maestro Albert Boucher, all'età di 13 anni. Venne subito colpito da un talento notevole, e disse chiaramente alla famiglia che Camille avrebbe dovuto studiare in una scuola di scultura a Parigi. 
Naturalmente la madre fu subito contraria a questo progetto. Un conto era prendere lezioni, un conto andare a Parigi e diventare una scultrice professionista. 
Una donna. Scultrice. Nel 1876. Un' idea praticamente inconcepibile. 
Ad ogni modo, alla fine chi la dura la vince, e dopo 4 anni la famiglia Claudel si trasferisce davvero nella capitale della Francia e dell'arte mondiale. 
Ma aimé, le porte dell' Ecole National Supérieure des beaux-arts di Parigi sono chiuse alle donne !
E sarà così per altri 16 anni.
Ma le donne iniziano a volersi fare strada in tutti i campi, compreso quello dell'arte, e ci sono alcune scuole private miste. 
Camille riuscì ad essere ammessa alla Accademia Colarossi. 
E' felice come non mai. Ha 17 anni! 
La sera lavora in un atelier a Montparnasse insieme ad altre ragazze, con ancora Boucher come insegnante.
Diventa amica di alcune ragazze, esce con loro e il suo amatissimo fratello Paul. 
E' tutto perfetto. 
Ma la perfezione non dura mai. 
Il maestro e mentore Boucher alla fine dell'anno successivo si prese un anno sabbatico per andare a lavorare a Roma e Firenze. 
Per sostituirlo, chiama Dubois, che guardava i lavori dall'alto in basso, e non piacque a nessun allieva, e tale Auguste Rodin, ovvero  lo scultore più quotato di Francia. 
E' affabile e generoso nell'insegnare e duro nelle critiche.
Camille è affascinata ed ovviamente in soggezione allo stesso tempo. 
Lui colpito dal Busto di Paul Claudel,
           
                          
Busto di Paul Claudel a 14 anni 


la invita a visitare il suo atelier.

Un grande atelier, pieno di marmo, materiali, dove poteva osservare Rodin e i suoi aiutanti che lavoravano  giorno e notte per commesse importanti, fra cui la famosissima Porta dell'inferno.
Dopo alcuni mesi, diventa un'aiutante, e si divide fra l'atelier di Rodin, quello di Montparnasse e l'Accademia. 
Grande lavoro, grande fatica. 
Arriva a questo punto quella che diventerà per anni una grande amica, Jessie Lipscomb, la giovane promessa della scultura inglese.
Soggiorna in casa sua, e diventa anche lei aiutante presso lo studio di Rodin. 
A questo punto però il fattaccio: Camille si innamora di Rodin, e lui non tarda ad accorgersene. 
Ha 44 anni, e non basta: convive da 20 anni con tale Rose Beuret, che non ha mai lasciato per nessuna delle sue amanti.
Promette male. 
Ma non c'è niente da fare: scoppia una grande passione, e Camille diventa la sua amante. In breve lo sa tutta Parigi, compresa la sua famiglia, ma non le importa del giudizio di nessuno. 
Ubriaca d'amore e di passione, inizia un periodo di grandissima creatività: Valzer, Fanciulla con covone, Vertumno e Pomona sono di questo periodo. 
Fanciulla con covone 

                             
Valzer 


                      
Vertumno e Pomona


Nel 1885 espone due opere al Salon di Parigi. I primi riconoscimenti della critica. 

Inizia però a soffrire: Rodin a lasciare Rose non ci pensa proprio. 
Iniziano anni di lasciate e riprese: ogni volta che lei si allontana, la segue e le promette ogni cosa, anche di sposarla. 
Ma questo non succederà mai. 
Non le basta nemmeno andare ospite in Inghilterra dalla sua amica Jess: la segue. 
Tornata a Parigi, decide di andare a vivere da sola, e lavorare sola in uno spazio tutto suo. Lui affitta di fronte.
Arriva l'Esposizione Universale del 1989, lei espone alcune opere: lui 36. 
E' considerato un genio vivente. 
E purtroppo molti non giudicano in modo obiettivo l'opera di Camille, proprio in quanto amante, e protetta, da Rodin.
Tregua di qualche mese lontano dai pettegolezzi al castello di Islette, ma si sa, le fughe romantiche, per quanto belle, lasciano i problemi irrisolti. 
E al ritorno, scopre che ha regalato dei gioielli ad una modella.
E Rose, la sua donna ufficiale, visita sempre più spesso l'atelier. 
E' la goccia. 
Camille si allontana, frequenta nuovi amici, fra cui il musicista Debussy, talentuoso e giovane,  con cui va molto d'accordo. 
Figuriamoci ! Pazzo di gelosia la riempie di lettere e regali, e si sa, a volte ci si comporta in modo davvero stupido: ci ricasca.
Peccato, perché sarebbe stato un bel finale che a questo punto lo mollasse per il giovane Debussy. 
E invece no. 
E c'è di peggio: resta incinta. 
E non è sposata. Ed è il 1893. E Rodin è famoso. 
In zero secondi lo sa tutta Parigi... I pettegolezzi sono infiniti. 
Ultimatum: lasciare Rose.
Non lo fa.
Abortisce. Dopo questo, nulla sarà più come prima. In senso negativo, purtroppo. 
Cerca di riprendersi, va a trovare l'amica Jesse in Inghilterra, ma non basta. E' stanca, esaurita. E al ritorno, iniziano subito i problemi economici. Diventa povera in un battibaleno.
Auguste intercede in segreto per farle avere delle commissioni, e va meglio per un po'.
Crea, influenzata da Hokusai, L'onda, e Confidenza. 


L'onda 


Confidenza

Nel 1899 contava di far esporre la sua opera prediletta: L'età matura, un'opera ovviamente autobiografica in cui un uomo ha una giovane che lo implora ai suoi piedi, mentre va via con una donna più vecchia. 


                                
L'età matura 

Ovviamente tutti avrebbero capito, e per evitare una figura tra l'imbarazzante e il patetico, Rodin influenza la commissione. 
L'opera viene rifiutata.
Forse è da questo fatto che Camille inizia a dubitare di tutto e di tutti, fino a sfociare in una vera sindrome paranoica. 
Si isola, scrive lettere ai familiari con  teorie assurde in cui Rodin è sempre il protagonista. Afferma che è lui il ladro di certe opere del Louvre. Che ruba nel suo atelier. Che la sta avvelenando...
Perde la bussola, distrugge  molte  opere a colpi di mazza. Non esce di casa, o vaga per le strade senza meta. Non butta la spazzatura. Non scolpisce più. Mai più.
Insomma va verso l'autodistruzione. 
Non fa del male a nessuno, ma finisce comunque in manicomio. I familiari non vedono altra soluzione.
Per 30 anni. 30 anni ! 
Implora i familiari  in ogni lettera di farla uscire, ma non succederà mai. 
( puoi leggere una lettera scritta dal manicomio qui )
A me piace molto il lieto fine, ma spesso non c'è. 
Questo è uno di quei casi. 
Per fortuna il genio artistico non ha sempre un epilogo così drammatico! 
Le opere di Camille Claudel hanno una sala all'interno del Museo Rodin a Parigi, e dal 2017 anche nel museo a lei dedicato, puoi dare un'occhiata  qui.

Grazie di avermi letto, se ti va lascia un commento, ne sarò lieta. 

Per la rubrica "Grandi donne", la prossima storia sarà sulla vita di Maria Montessori.
A presto
Sara 

martedì 25 febbraio 2020

Agatha Christie

                                                                   
Agatha giovane, fonte: wikipedia.


Buongiorno ! 
Ben arrivata/o sul mio blog. Ottima scelta se non vai troppo di fretta. 
Prepara il tè e accomodati.
Per la rubrica "Grandi donne", tratta dalle monografie pubblicate da  RBA Italia, come promesso (qui) , oggi parliamo di...
Agatha Christie. 
Chi non conosce, almeno di nome, Agatha Christie ? La signora del giallo, la creatrice di Poirot e Ms Murple, di 10 piccoli indiani, dei milioni di copie vendute...
Da dove nasce un talento simile? 
Agatha Miller nasce in Inghilterra, nel 1890, al tempo in cui le gonne arrivavano a terra, i corsetti stringevano le donne, ed i bambini si dovevano vedere ma non sentire. 
Terza ed ultima figlia di una famiglia decisamente sui generis: la madre si definiva medium e dilettava in pratiche esoteriche, il padre un agente di cambio americano. Amavano avere ospiti a casa, scrittori, intellettuali,  un ambiente stimolante per una bambina. Inoltre non frequentò la scuola, niente bacchetta sulle mani per lei, ma un' istruzione casalinga, molto sport, nuoto, e libertà di esplorare la campagna intorno a casa sua. 
L'unico divieto: imparare a leggere prima degli 8 anni! Ma imparò da sola, sbirciando il libro, mentre la bambinaia o altri leggevano.
Bimba curiosa e sveglia. Prometteva bene. 
L' armonia si spezza quando ha 11 anni, muore il padre, ancora giovane, la sorella maggiore si sposa, il fratello inizia la carriera militare, e Agatha resta sola con la madre nella grande casa. Ma non per molto: mamma Clara l'affitta per poter andare avanti, e avere i mezzi per acquisire la formazione adeguata ad una ragazza nell'unico posto davvero all'altezza: Parigi. 
Qui si arricchisce tantissimo, scopre il teatro, diventa un'abile pianista, ma salta fuori anche la sua timidezza, forse dovuta al fatto di non aver avuto veri contatti con i suoi pari: infatti non riesce ad esibirsi in pubblico al piano, e l'eventuale carriera di concertista va in fumo prima ancora di cominciare. 
Bisogna che esca un po' dal suo guscio, ed allora cosa fa la madre: la porta in Egitto, all'epoca colonia britannica in cui il "debutto in società" costava meno che in madrepatria. Insomma si va a cercare marito. Nulla è socialmente pietoso come il rimanere zitella, ed è da evitare ad ogni costo. 
Agatha si innamora di Il Cairo, le convenzioni sociali sono meno rigide, balla alle feste, insomma fiorisce.
Dopo 3 mesi torna al campo base di Torquay, ed inizia a scrivere, prima qualche poesia, poi novelle. Iniziò a spedire racconti alle case editrici come se non ci fosse un domani, e viene rifiutata con la stessa frequenza.
Non si scoraggia per niente, prende ogni no come un futuro si, e scrive il suo primo romanzo. 

Conosce anche un ragazzo, il comandante Lucy, tiepido e tranquillo, e le sembra una buona idea accettare la sua proposta di matrimonio. Lui torna al suo reggimento, ma aimè, non la trova al ritorno: conosce Archibald Christie, impetuoso e carismatico, pilota di aerei nel periodo in cui occorreva davvero un bel coraggio per pilotarne uno. 
Non è tiepido, non è tranquillo. Garanzie offerte per il futuro: zero. 
E' irresistibile: rompe il fidanzamento e accetta di sposarlo, dopo appena 3 mesi di conoscenza. 
Scoppia la Grande Guerra, e si sposano tra una licenza e l'altra, soli, all'improvviso, senza un solo invitato, ora o mai più, che le bombe scoppiano.
Anni di guerra, di morti, di feriti da curare, e Agatha ci mette del suo diventando un'ottima infermiera volontaria.
Poi,per imparare un mestiere, prende il diploma di tecnico farmacista, superando al secondo tentativo il terrore della commissione durante la  prova pratica.
Nel frattempo rimugina sempre sui suoi personaggi, e si mette in testa di scrivere un libro poliziesco ! Una donna ! E lo scrive ! Nasce Ercule Poirot, e il mondo del romanzo giallo non sarà più quello di S. Holmes. Rivoluzione.
( non ditemi che voi non avete tempo di fare qualcosa perché dovete svuotare la lavastoviglie, n.d.r.).
Finisce la guerra, il marito torna miracolosamente vivo, e lei resta incinta della sua piccola Rosalind.

La vita si ribalta un'altra volta, e all'improvviso si passa dalle sfide della guerra a quelle della vita quotidiana del dopoguerra, quando con pochi soldi e troppi ricordi traumatizzanti, si cerca di iniziare una normale vita domestica e matrimoniale, iniziando a vivere insieme per la prima volta.
Ulteriori novità: una piccola casa editrice pubblica il primo libro, giallo di Agatha ! 
Si brinda a una nuova scrittrice! L'entusiasmo verrà un po' affievolito quando capisce il contratto capestro che ha firmato...
Cattivo editore.
Ma la ruota gira: all'improvviso ad Archie, non più pilota, viene offerta l'occasione unica di essere assistente all'interno di un viaggio intorno alle colonie britanniche, ovvero... in tutto il mondo! Agatha crede di sognare, anche se sul piatto mette la poca sicurezza che ha in quel momento: il lavoro di Archie non lo aspetterà di certo al ritorno, e dovranno di nuovo ripartire da zero.
Ma quante volte ti capita di fare il viaggio del mondo, spesato dall' Impero Britannico,  viaggiando in prima classe?
Agatha infila vestiti e macchina da scrivere in valigia, affida la bimba  alla sorella, e via, sul piroscafo, senza sapere niente del posto, vere avventure, niente occhiatine prima su google maps e recensioni su trivago... 
"Prima si viva, poi si scriva", dice un adagio.
10 mesi di viaggio, e alle Hawaii imparò ad usare il surf, nel 1921! 
Questa donna era troppo avanti. 
Ma tutto ha un prezzo: come previsto al rientro il marito era senza lavoro, i soldi del tutto finiti, e la piccola non riconosceva i genitori...
La scrittura migliora, ottiene un bel contratto per la pubblicazione di un romanzo a puntate, 500 sterline! (ora ha un'agente per evitare altri contratti truffaldini).
 Riesce a comprarsi un' automobile, evento talmente emozionante da essere paragonato nella sua autobiografia ad uno solo: l'invito a Bakingam Palace dalla Regina, 40 anni dopo. 
Anche il marito trova lavoro. Insomma: va a gonfie vele per qualche anno, in apparenza, ma lui si allontana.
Poi il disastro: all'improvviso muore la sua amata madre, lui non trova di meglio da fare che lasciarla da un giorno ad un altro per una più giovane, e  resta sola con la vecchia villa da gestire, una bambina piccola, e tanti cocci.
Ha un crollo psichico, scende dalla macchina e sparisce senza lasciare traccia; o forse qualche traccia si, infatti la ritrovano, confusa sulla propria identità, qualche settimana dopo una ricerca da parte dell'intera nazione. 
Fu uno scandalo, ne parlarono tutti i giornali.
Fece un viaggio con la bambina e un'amica alle Canarie, per riprendersi.
Si riprese. Concesse il divorzio, e andò avanti. 
Eccome! Quando la bambina iniziò il collegio, cosa fare da sola per tanti mesi?
Viaggiare, ma stavolta da sola ! Nel 1928. Per una donna è considerato coraggioso ancora oggi. 
Dove andare? All'inizio pensò in Giamaica, ma poi cambiò il biglietto con uno per Bagdad. Sull' Orient Express. 
Sul posto riuscì ad inserirsi in un gruppo di archeologi inglesi, e lì si appassionò alla materia, ma non solo: conosce Max, archeologo, di dieci anni più giovane, e dall'amicizia al matrimonio a volte il passo è breve: in barba a tutte le convenzioni sociali e all'opinione dei familiari, si sposarono.
Fa avanti ed indietro tra l' Inghilterra e scavi archeologici di portata storica, in cui si disseppellì una città biblica!
E ancora mancano i romanzi migliori, le opere per il teatro, gli anni più prolifici... ma anche gli anni della seconda guerra mondiale... la figlia resta vedova con un figlio in fasce...gioie e dolori. 
E riesce nell'impresa più improbabile: diventare una Lady, come sognava da bambina, quando la tata le assicurò essere impossibile senza sposare un nobile, cosa altrettanto improbabile per la sua classe sociale.
Ma se porti lustro alla nazione, la Regina può farti diventare Lady. Anche ad 80 anni.
Avrei voluto esserci.
E scrive fino all'età di 84 anni. Inarrestabile. 
Ditemi che c'è un film sulla vita di questa donna, e che se non c'è, lo stanno per girare. 
Cosa ci insegna oggi la vita di Agatha Christie-Mallowan, nata Miller? 
- Una famiglia che incoraggi il tuo talento è fondamentale.
- Puoi avere successo anche se parti timida ed introversa. Cambiare si può. Il tuo modo di essere non è scolpito nella pietra di Mosè.
- Non arrenderti davanti a decine di lettere di rifiuto di editori, se scrivi, o di altri, se il tuo interesse è un altro. Considera anche di assumere un agente letterario che faccia i tuoi interessi.
- A volte da una perdita, ci può essere una rinascita. Il disegno si può vedere solo a posteriori.
- Avanti, sempre ! Mai arrendersi ! Cercare soluzioni, rimboccarsi le maniche ! 
- Mettere tutto l'impegno in ogni cosa che si fa, ripaga. 
- Puoi vivere una vita straordinaria anche se non sei affatto bella.
Andava detto.
Grande ispirazione. 
Ti è piaciuta questa storia ? 
Grazie di avermi letto fin qui, a presto con la prossima donna coraggiosa ed anticonvenzionale: la scultrice Camille Claudel.
Buona giornata, e a presto.
Sara 

mercoledì 5 febbraio 2020

Non fa per te

Rimango sempre impressionata dai racconti delle grandi bocciature di persone che poi sono diventate dei campioni assoluti: 
The Beatles, rifiutati da più case discografiche;
Elvis, che ad un provino fu liquidato con  : "ragazzo, è meglio se torni al tuo camion";
K.J. Rowling, costretta ad autopubblicare il suo Harry Potter.
E tanti altri.
Insomma chi giudica, non è sempre un genio.
Però può stroncare carriere; influenzare futuri campioni che si fanno condizionare, e, non ancora sicuri di sé, mollano.
Se qualcuno ti sta buttando giù, attenta, perché potrebbe  non avere ragione. 
Conosci Katelyn Ohashi, la ginnasta statunitense ? 
Prima di eseguire la sua prestazione diventata virale per il voto 10/10, ovvero Perfezione, sembra che qualcuno, forse un allenatore, le abbia detto che ormai era troppo grassa per continuare ad alto livello. 
E quando sei atleta, e donna, è facile buttarsi giù, farsi condizionare pesantemente.
Katelyn ha sofferto, l'ha raccontato nelle interviste, ma non ha mollato. 
Ha pensato che potevano non avere ragione.
Ha pensato che era nata per essere una ginnasta. 
Una ginnasta da 10/10. 
Ecco il video virale, dimmi tu se non è uno spettacolo. 
Tienilo a mente alla prima critica, ed anche alla seconda, se hai un sogno, un obiettivo.
Troppo grassa per continuare! 
Eccola qua.
Tutti giù il cappello.
Applausi.
Buona giornata 
Sara  



                                 

giovedì 30 gennaio 2020

Jane Austen

Nuova rubrica:
Grandi donne. Tenaci,uniche, coraggiose, libere. 
Tratto dalle monografie edite da rbaitalia. Edizione originale: Grandes mujeres.
In questa rubrica vi voglio raccontare tante donne forti, che non si sono limitate a lamentarsi, ma hanno agito, talvolta anche in contesti davvero difficili, sfidando lo status quo e lasciando un segno vero nella storia. 
Spero la scoperta di queste donne, con tutte le loro sfide, fallimenti e conquiste, possa essere di ispirazione per tutte noi.
La rubrica uscirà ogni 2 settimane circa.
Iniziamo da...



JANE AUSTEN 
Nasce nel 1775, in Inghilterra, figlia di un pastore di una piccola parrocchia di campagna, e di una madre legata all'aristocrazia, ma non in maniera sufficiente da avere grandi rendite. Jane ha una sorella, Cassandra, cui è legatissima, e 5 fratelli. 
Cresce circondata dai libri della biblioteca paterna, cui ha accesso, una cosa non scontata all'epoca per una femmina, e scrive racconti e piccole commedie teatrali che si diverte a portare in scena in famiglia, con Cassandra e gli altri fratelli.
Tuttavia stiamo parlando della fine del 1700, e per una ragazza dell'epoca c'è un solo modo di vivere: fare un buon matrimonio. 
Jane però non vuole accettare un matrimonio qualsiasi, contratto solo per interesse; ha inoltre un vero talento per la scrittura, che desidera coltivare, e sa che sposandosi e avendo figli, non avrebbe mai più il tempo e il modo per farlo. 
E' intelligente, circondata da manuali di galateo e comportamento per signorine che consigliano, sopra ogni cosa di nascondere la propria intelligenza ed eventuale istruzione davanti a qualsiasi uomo, di essere sempre modeste e sottomesse. 
Sempre che si volesse trovare marito, si intende. 
E senza marito all' epoca, si doveva, di fatto, vivere alle spalle di fratelli o altri parenti. Per legge non si poteva nemmeno ereditare uno spillo ! 
Ma i tempi stavano cambiando, le acque iniziavano a muoversi: nel 1792 Mary Wollstonecraft ( arriverà anche lei in Rubrica) scrive il Rivendicazione di diritti della donna, un vero manifesto che rivendicava l'uguaglianza della donna in un'epoca in cui era un'idea ragionevole quanto un viaggio sulla luna. 
Questo è coraggio ! Il Girl Power nasce da qui.
Intanto Jane e Cassandra vengono mandate in un collegio piuttosto squallido, poca istruzione e molta malnutrizione, e contraggono il tifo. Per fortuna si salvano, e ritornano in famiglia. 
La penna e la fantasia di Jane però non vengono compromesse: scrive La bella Cassandra, e La storia d'Inghilterra, in cui la sua penna è sottilmente, ma nemmeno tanto, critica e satirica, e in seguito Lady Susan.
A 19 anni decide di diventare una scrittrice " vera ", nonostante alla fine del 1700 le scrittrici dovessero ancora inventarle. Qualche coraggiosa  pubblicava in forma anonima o sotto nome maschile. Suo padre la appoggia comunque, crede nel suo talento;  tanto che Jane possiede una scrivania tutta sua, dotata di cassetti con chiave. Inizia la stesura di Elinor e Marianne, che diventerà poi Ragione e sentimento. 
Nel frattempo, ad un ballo tra i tanti che frequentava per trovare marito, conosce tale Tom Lefroy, l'attrazione c'è, ma il vil denaro comanda spesso, quasi sempre, e così nulla di fatto: niente matrimonio. Tom deve provvedere a ben 5 sorella, e non può permettersi di sposare una ragazza senza dote.  Jane, pur capendo, ci rimane maluccio.
Inoltre la condizione economica della famiglia precipita, e, oppresso dai debiti, il padre di Jane decide di trasferirsi in una casa molto più piccola, in un'altra città. Vende tutti i suoi averi, la canonina resta al figlio maggiore, James.
Jane soffrì molto per questo cambiamento, amava la sua casa, i suoi libri, (più di 500! ) il pianoforte, e per di più non le piaceva vivere a  Bath. 
Le restò solo lo scrittoio, e i suoi manoscritti. 
Forse per questo accetta una proposta di matrimonio da un buon partito, di cui non era nè innamorata nè attratta in nessun modo, un fratello minore e goffo di sue amiche.
Ma non sarebbe poi diventata Jane Austen se non avesse ritrattato la mattina dopo, scegliendo, di fatto, il rischio di essere per sempre alle spalle dei suoi familiari. A meno che non potesse mantenersi da sola attraverso la vendita dei suoi romanzi. 
In un'epoca in cui i romanzi erano socialmente disprezzati, tanto da essere letti di nascosto, come piano di indipendenza finanziaria, non promette benissimo.
Riesce a completare Susan, che diventerà poi L'abbazia di Northenger, e a venderlo ad un'editore che ne promette la pubblicazione. 
Cattivo editore ! Non lo pubblicherà mai, e se lo terrà in ostaggio per 6 anni, fin quando un fratello riesce a ricomprarlo.
Ciò che non uccide rende più forti, e per provare subito questa teoria, il destino mette alla prova la nostra eroina: muore il padre, e la situazione economica peggiora ancora. 
Tra un trasloco e l'altro, una cognata che partorisce e l'altra, un pennino e un calamaio, Jane riesce a completare Ragione e sentimento, venderlo e vederlo pubblicato ( scritto da "Lady A."), e così pure Orgoglio e pregiudizio, Mansfield Park, ed infine Emma. 
Persuasione e L'abbazia di Northanger verranno pubblicati, con il suo nome, solo dopo la sua precoce dipartita, a soli 41 anni. 

In cosa ci ispira questa storia ? Ha qualcosa da dirci dopo 200 anni ? 
Le cose sono cambiate sotto tantissimi punti di vista. Le donne oggi possono: ereditare.  Non sposarsi. Sposarsi anche senza la firma paterna di consenso.  Non avere per forza 10 figli. Lavorare. Guadagnare. 
Uscire di casa da sole. E tantissimo altro. 
Due cose mi fanno riflettere.
- L'importanza  di una famiglia che sostiene le tue aspirazioni. Nessuno è un'isola, siamo sempre influenzate da chi ci vive accanto, e quanto più il rapporto è stretto, più forte è l'influenza, in positivo o in negativo. Ricordiamocene se i nostri figli dovessero avere idee diverse dalle nostre  per il loro futuro. 
- Jane Austen è morta a 41 anni! Non è il caso di continuare a rimandare tutti i sogni, vero ? 

Se hai letto fin qui, è una gioia per me, e se lasci un commento, gioia doppia.
La prossima donna coraggiosa e ispirante, fra 2 settimane, sarà Agatha Christie.
Buona giornata 
Sara 

martedì 28 gennaio 2020

Proposta di Natale







Natale, Natale, non si parla d'altro! 
Sembra proprio che non se ne possa fare a meno.
E' una di quelle cose in cui anche disinteressarsene è in realtà prendere posizione.
Devi scegliere, contro o a favore?
Segna sulla schedina: 1,2,X ?
E'obbligatorio, e, come tutte le cose obbligatorie, spesso non si fa con il piacere dovuto. 
Molti si scocciano di dover andare dai parenti per forza;  non potendo arrivare a mani vuote, si spendono  soldi per comprare cose "tanto per "; c'è troppo traffico, nei negozi una fila in cassa che non finisce più. 
A pranzo c' è troppo da mangiare, sennò che Natale è? 
Anche qui poi i soliti drammi, anche nelle vostre famiglie tutti guardano cosa e quanto mangiano tutti? 
Oltretutto la prima cosa che salta all'occhio fra parenti che si vedono poco, è  chi è ingrassato e quanto dall'anno prima. 
Poi arriva Capodanno, e si riparte con questa tradizione di «troppo per forza». 
In fondo se ci sono parenti che non vedi tutto l'anno, un motivo ci sarà. 
Alla fine ormai è davvero solo una festa commerciale, e un po' noiosa. 
Lo esprime in maniera eccellente questa clip, del primissimo cinepanettone, l'imbattibile Riccardo Garrone: 



                                                          

A volte penso che la maggior parte della gente non si ricordi più Chi si festeggia.
Quante persone sono andate ai canti della Novena durante l'Avvento ? 
O se ne sono almeno rammaricate? Hanno letto il Vangelo ? 
Non è la festa dei regali; checché se ne pensi. 
Penso che la parte bella del Natale sia il prima, l' attesa, ma solo se viene davvero vissuta intensamente.
Come ogni cosa, ha il significato che tu gli dai. 
Vale per l'impegno che ci metti.
Le decorazioni se le fai tu, valgono triplo. 
Pensa che bello: le palle dipinte da te, ognuna diversa, con una parola, un numero, un colore diverso. 
Non c'è tempo? Inizia a Luglio, vedrai che ne avanza pure.
I regali scelti davvero bene, con grandissimo anticipo, e con i biglietti, scritti a mano, sennò che biglietto è? 
Il menù diverso ogni anno. Niente di peggio che mangiare sempre le stesse cose, ma in molte case capita. Tradizioni. O mancanza di fantasia. Bassa propensione al rischio. Squadra che vince non si cambia. 
Di notte non si deve assolutamente cenare; una Citrosodina  può essere utile.  

Consiglio piuttosto il film natalizio più bello di tutti i tempi, passati e probabilmente futuri: La vita è meravigliosa. Se non l'avete mai visto, fatevi un vero regalo la notte di Natale! 

Qualsiasi sia stato il vostro Natale, lo migliorerà.
A luce spenta, magari due candele nel tavolo... il bianco e nero merita l' atmosfera di un vero cinema. 
La vita è meravigliosa, capolavoro di Frank Capra; interpretato da James Steward e Donna Reed, che ricorderai in seguito per sempre come George e Mary. 
George è giovane, vuole viaggiare per tutto il mondo, andare via dalla sua piccola cittadina, uguale a tante altre, ma poi le circostanze non lo permettono. Resta nella sua città, nemmeno un viaggetto.
E' un uomo in gamba, che guadagna onestamente ogni dollaro; ma le cattiverie succedono spesso a chi non le merita, e in preda alla disperazione esprime il desiderio di non essere mai nato.
L'hai pensato almeno una volta, un minuto soltanto? 
Allora guarda il film. 



                            



Credo tantissimo nel potere delle storie, che siano sotto forma di libri o film: se trovi quello che fa al caso tuo, ti offrirà un messaggio che, a differenza di tanti corsi e corsettini pronti all'uso, non dimenticherai mai più. 
Te lo garantisco. 
Questo è uno di quei film; infatti in 73 anni non ha perso un briciolo di niente. 
E' universale. E' davvero senza tempo. 
E' la storia della gratitudine, della speranza, della giustizia. 
Fa sognare. E che attori... che classe. 
C' è una Mary in tutte noi.
Il finale più bello di sempre.
Buona visione.
E buon Natale. 
Sara 

lunedì 27 gennaio 2020

Oscar alla carriera ! 
Lina Wertmüller.  



Chi non la conosce ? 

Regista, donna in un settore non certo noto per le pari opportunità, ma si sa, nessuno ferma una donna di indubbio talento, e che non accetta un no come risposta.
Ha diretto e scritto film straordinari, con titoli assurdi  che solo lei si può permettere; 
un'immagine iconica con i suoi occhialini bianchi, assurdi,  che solo lei si può permettere;
una verve magnifica, a 91 anni suonati, che non può non farti pensare che anche tu vorresti invecchiare così.
Ed ora l'ambita statuetta. 
Quel che è giusto è giusto. 
Date a Lina quel che si meritava nel '77.
Nel lontano 1977, 42 anni fa, era in concorso con Seven Beauty, in italiano Pasqualino Settebellezze, un film con un Giancarlo Giannini straordinario, a dir poco, in un film assolutamente perfetto, emozionante come pochi, che ti fa ridere e piangere allo stesso tempo, e non scorderai mai più.
Un capolavoro.


Ora hai capito perché Settebellezze ?
La storia racconta di Pasquale, detto Settebellezze perché fa innamorare tutte le donne, unico figlio maschio in una famiglia numerosa e povera alla vigilia della 2 guerra mondiale. 
Commette un omicidio per riparare all'onore della sorella maggiore e salvare la faccia di capofamiglia, prende l'infermità mentale, finisce in manicomio, e ne esce arruolandosi in guerra. 
E da questa guerra riesce a salvarsi, giocandosi il tutto per tutto, perché vuole vivere, vivere ! 
Di più non racconto, è un film che vuole assolutamente visto una volta nella vita. 
Perché non ha preso l' Oscar ? 
Ho una mia teoria.
Per sfortuna, ecco perché. 
Si dà il caso che nel '77 in lizza ci fosse Rocky, un film girato in fretta e con pochi soldi; interpretato da uno sconosciuto, tale Stallone; sceneggiato da uno sconosciuto, sempre Stallone, un tipo né bello, né alto, ma dotato di quella fame di fama che solo chi cerca un certo riscatto può avere.
Rocky è un antieroe, che pesta certe persone che devono soldi ad altre persone in giri non proprio puliti; pratica pugilato ma non ha mai sfondato, come lui stesso urla a Micky nel famoso litigio:  "io non ce l'ho avuto l'apice, tu ce l'hai avuto, io no".
Ma ha la sua occasione, l' occasione che non si può lasciar scappare, e si prepara per il Grande Incontro, da sconosciuto, zero chance di vincere, ed infatti non vince, ma perde ai punti, e vince lo stesso, perché ce l'ha fatta. 
E' una storia che lascia lo spettatore commosso e in qualche modo felice, perché a parte gli eroi, siamo tutti antieroi, e ci identifichiamo in quelli del cinema.
Ha un lieto fine, e non di meno una colonna sonora spettacolare ed eterna. 
Pasqualino Settebellezze non può avere un vero lieto fine, perché nessun film ambientato durante la seconda guerra mondiale può avere un lieto fine. Nemmeno chi si è salvato può essere lieto;  non più. E' un film stupendo, ma amaro.
Ecco perché nel '77  l' Oscar l' ha vinto Rocky.

Tornando a Lina, che dire ? 

Un Oscar, il coronamento di una vita nel cinema. 
E lei cos'ha detto alla premiazione? 
" Perché Oscar, perché un nome da uomo? Chiamiamolo Anna ! "

Grandissima ! Ogni traguardo raggiunto da una donna è un traguardo raggiunto per tutte le donne. Perché significa che si può fare. Si può ottenere. E' un precedente, e non si potrà cancellare più. Grazie Lina ! 

Una forte personalità può farcela.
A costo di aspettare 42 anni.
E' questa la differenza tra una vita piena di senso, di significato, ed una basata sull'effimero, sulla mera apparenza, sul nulla.
Molti follower oggi che sei famosa e formosa, ma a 91 anni, chi si ricorderà di te? 
Io credo che in tutti noi ci sia davvero un talento, uno scopo, un ikigai, e quello di Lina fosse proprio di fare il cinema.
In un' intervista chiesero al grandissimo Eduardo de Filippo cosa avrebbe fatto se non avesse fatto teatro. Lui rispose: " forse non sarei nemmeno nato ".
Ditemi che non sono l'unica ad emozionarsi ad una risposta così.
Talento, scopo ed ikigai sono argomenti che ti interessano ? 
Allora dividiamo i compiti: io ne scrivo e tu mi leggi.
Se mi lasci un commento, saprò che mi hai letto oggi. In ogni caso grazie.
A presto 
Sara