giovedì 6 agosto 2020

Louisa May Alcott


Chi non conosce il libro Piccole donne ? Chi non ha mai visto almeno una versione cinematografica ?

Chi non conosce la vita dell'autrice, Louisa May Alcott?

Quasi nessuna, me compresa fino a ieri.

Poniamo subito rimedio con la sua storia, tratta dal libro edito da RBA Italia per la collana Grandi donne.

Louisa nasce in Pennsylvania, nel 1832, secondogenita; due anni dopo arriva il primo di tanti traslochi, a Boston, città di provenienza della madre Abigail.

Questa proviene da una famiglia di commercianti, nota e benestante; suo padre Bronson Alcott è figlio di contadini, in cerca di riscatto tramite la cultura: è infatti un vero e proprio intellettuale, autodidatta, studioso di filosofia ed educazione, che però contribuisce poco o nulla alle spese di casa.

Questo condizionò sempre, e pesantemente, tutta la vita della famiglia.

Di fatto, è tutto sulle spalle della madre.

Prima che queste arrivassero, Bronson, sentendosi investito di una vera missione, riuscì ad aprire una scuola, la Temple School, che si fondava sull'uguaglianza degli uomini, a prescindere dalla classe sociale. Era questa la scuola che doveva educare i cittadini del futuro.

All'inizio andò bene, ma con il tempo le sue idee si rivelarono troppo avanti rispetto ai tempi: osò accettare una bambina di colore (prima dell'abolizione dello schiavismo), ed inserì lezioni di fisiologia del corpo.

Giornalisti e direttori di altre scuole sollevarono tante di quelle critiche che alla fine la scuola chiuse.

La sua delusione fu non meno grande dei debiti accumulati in giro per la città.

Nel frattempo era nata anche una terza bambina.

Abigail, bostoniana, e piuttosto conosciuta, non poteva più alzare la testa in città; ebbe quindi la brillante idea di riparare altrove, ovvero a Concord, in Massachusset.

Lui all'inizio non ne voleva sapere, ma alla fine la spuntò la moglie, togliendo fuori il jolly: in quella città viveva niente popo' di meno che Ralph Waldo Emerson.

(" ricorda Thula, l'uomo è il capo, ma la donna è il collo, e fa girare il capo dove vuole! " Non dimentichiamocelo : )

Si organizza il trasloco, mentre Abigail è incinta della quarta bambina.

Per le bambine è bello stare a Concord, per la prima volta c'è un giardino in cui giocare e un orto, ed altri bambini, che però, a differenza delle sorelle Alcott, andavano a scuola.

Purtroppo per quella non c'erano abbastanza soldi.

Le bambine dovevano fare lezione con il padre, e non era un grande divertimento: era severo, soprattutto con Louise, che tendeva a pensare di testa sua, e ad essere poco remissiva.

Nel frattempo Bronson entra nella cerchia intellettuale di Emerson, filosofi, scrittori, poeti.

Possiamo immaginare ne fosse piuttosto soddisfatto; la moglie un po' meno, sola a casa con 4 bambine e senza soldi.

All'improvviso viene invitato in Inghilterra per un ciclo di conferenze: le sue teorie sono conosciute ed apprezzate oltreoceano.

Parte, raccomandando la famiglia a Ralph Waldo.

E' un periodo sereno: la madre è meno severa rispetto al padre, le bambine fanno un po' di scuola, ma soprattutto aiutano in casa, ed il daffare non manca mai: la metà del 1800 è un'epoca suggestiva per noi, che ci immaginiamo con quei bei vestiti lunghi, dimenticando che li lavavano a mano! E niente fornelli a gas, quindi anche cucinare era un incombenza davvero faticosa.

Tra un impegno e l'altro, arriva quel qualcosa che cambia la storia: Ralph Waldo prende in simpatia Louisa, che è vivace ed intelligente, e le dà il permesso di leggere tutti i libri che vuole nella sua grande biblioteca!

E questo fa tutta la differenza del mondo. 

Legge una sua poesia,  la incoraggia a scrivere, a continuare con le  opere teatrali, che portava in scena con le sorelle.

Louisa non se lo fa dire due volte; fu un'estate davvero felice, tanto quanto fu infelice l'inverno successivo.

Ad Ottobre il padre rientra a seguito di conferenze di successo e ottimi guadagni: peccato però che questi siano stati spesi nelle spese di viaggio e permanenza.

Torna  a casa senza soldi, e non pago di questo, con tre ospiti a tempo indeterminato, Mr. Lane, suo figlio, e un tale Wright.

Questi erano due intellettuali venuti in America proprio per aiutare il signor Alcott nel suo nuovo progetto: una comunità, una colonia utopica, di nome Fruitland.

Un disastro sulla carta, ed una catastrofe all'atto dei fatti.

Nel frattempo che cercavano l'area adatta, Lane divenne il nuovo insegnante delle bambine, severissimo, mentre il figlio riteneva che le sorelle Alcott fossero le sue cameriere. Un vero incubo.

Ma al peggio non c'è mai fine, e nella primavera successiva, il progetto si concretizzò. Doveva essere una sorta di comune pacifista/intellettuale/artistica, lontana dall'influenza del mondo corrotto.

Quindi, di fatto, gli uomini chiacchieravano e le donne si spaccavano la schiena facendo tutto; ovvero la signora Alcott, supportata da 3 bambine, e la piccolina di 2 anni.

Le regole erano una grande sobrietà, abiti solo di lino, niente lana, e alimentazione vegana.

Le sorelline si unirono molto in questo momento tanto difficile.

Siamo in Massachussett, arriva l'inverno,  un gelo al limite della polmonite e una fame che non finisce più. Nell'orto non c'è quasi nulla, anche perché nessuno sa realmente coltivare niente, e la stagione sarebbe comunque troppo fredda.

Lane è radicale all'estremo, cioè pazzo, proibisce l'acqua calda e l'uso delle candele!

Alla fine la signora Alcott esaurisce la pazienza (meglio tardi che mai!) e dà l'ultimatum.

Il 6 Gennaio fanno le valigie. Molto bene.

Il signor Alcott si mette a letto, rifiutando di mangiare e parlare. Molto male.

Abigail scrive una lettera urgente a suo fratello. 

Arriva dunque la cavalleria, zio Samuel affitta una casetta, e piano piano si torna  alla normalità.

Louisa rimarrà profondamente segnata da questa esperienza: promise a se stessa che non avrebbe più sofferto la fame, guadagnando  dei soldi; non sapeva ancora come.

Il nonno materno muore e lascia in eredità il denaro sufficiente per comprare finalmente casa: a Concord.

Louisa, ormai 13enne, ritorna in contatto con Emerson, e l'ambiente intellettuale che gli girava intorno, con personaggi come Thoreau, o lo scrittore Hawthorne.

Mica male l'ambiente !

Questo, unito al suo talento e alla sua immaginazione, fecero la storia: avrebbe guadagnato con la sua penna. Scrisse sul suo diario: " trasformerò il mio cervello in denaro attraverso le storie ".

Questo era il piano.

Di cercarsi un marito non ci pensava proprio; infatti non lo cercò mai.

Chissà, forse se Thoreau non l'avesse vista come una sorellina più piccola... fu davvero  innamorata ? non abbiamo certezze, poiché  il padre controllava i diari di tutte le figlie, e scriveva solo ciò che poteva essere letto.

Ad ogni modo, i soldi finiscono ancora, e la famiglia si trasferisce  a Boston, dove la madre ha trovato lavoro in una scuola.

Anna, la maggiore, diventa istitutrice;  Louisa  accetta ogni lavoretto disponibile, anche come domestica, per pochi spiccioli. La piccola Abby, dà lezioni di disegno, mentre  Lizzie resta ad occuparsi della casa. 

Fu un inverno molto duro, anche perché morì la sua mentore Margareth Fuller, giornalista e femminista, che tanto la ispirava firmando gli articoli con il suo vero nome.

In qualche modo riuscì comunque a pubblicare, a 19 anni, la sua prima poesia.

Quindi era possibile! I primi 5 dollari guadagnati come scrittrice !

Ne seguirono piano piano degli altri, ed arrivò il primo libro: Fiabe floreali.

Tutto stava andando bene, ed è proprio questo il momento in cui tutto sta per andare davvero male: non gli ennesimi problemi economici, ma le sorelle minori, Lizzie e Abby, si ammalano di scarlattina. Non c'è cura.

La minore si salva, ma Lizzie non ce la fa, e si spegne a soli 22 anni.

E'il dolore più grande.

Appena un mese dopo, Anna si fidanza, Louisa si sente tradita e sola. Non riesce a scrivere una sola riga.

Ci riuscirà mesi dopo, ma sono racconti cupi, tristi.

Poi piano piano andò meglio, tanto da poter iniziare a lavorare su un romanzo.

Ma... scoppia la guerra civile.

Non si può mai stare tranquille!

La vita viene rivoltata come solo la guerra sa fare. A nessuno interessa più leggere i racconti di nessuno, c'è la guerra!

Louisa, per rendersi utile al paese, parte come infermiera volontaria in un ospedale militare, a 

Washington, lontano da casa 700 km. 

Fu un'esperienza incredibilmente formativa a livello umano ed assurdamente massacrante a livello fisico. Lavorava dall'alba alla notte. L'ambiente aveva condizioni igieniche inesistenti, che peggiorarono con il passare del tempo,  l'aumentare delle battaglie, dei soldati ricoverati.

Scrive tante lettere alla famiglia, cercando di attenuare la drammaticità della situazione.

Furono talmente tante che alla fine riuscì a pubblicarle! Gli Hospital Skethes furono un grande successo. Molto bene.

Prese il tifo. Molto male.

Fu a un tantino così da non farcela. Venne il padre a prenderla, o a darle un ultimo saluto.

Ma Louisa ce la fa; appena può trasportarla, la porta via da quel postaccio infetto: si torna a casa.

Di lei si prende cura la madre, per mesi e mesi. 

Nel frattempo riprendeva un po' di forze, e faceva ricrescere i  lunghi capelli, tagliati alla meno peggio  mentre delirava. 

In primavera riprese a scrivere e a guadagnare.

Il 9 Aprile gli stati confederati del sud si arrendono: è la fine della guerra. Molto bene.

Cinque giorni dopo viene assassinato il presidente Lincon: molto male.

Louisa, come tutti, è sconvolta; inoltre è quasi due anni che a mala pena esce di casa. Bisogna ritrovare l'ispirazione.

Decide di partire per l'Europa.

I suoi soldi non bastano, così si fa assumere come  dama di compagnia da una ricca  bostoniana di nome Anna. 

Conosce l'Europa, ed a Londra  anche l'amore: ad una festa da ballo incontra un affascinante polacco, ed è un vero colpo di fulmine.

Laddie è un esule politico in transito verso la Francia, uno spirito libero: ama l' arte, la letteratura, ridere, la vita in generale, e suona il pianoforte. Molto romantico.

Doveva incontrarsi a Parigi,  ma  Anna all'improvviso vuole andare in Italia senza passare dalla Francia.

Louisa decide di vivere il suo amore: si licenzia e va a Parigi.

Come da copione, il sogno durò finché non finirono i soldi.

Potevano trovare un lavoretto, stare in una stanzetta parigina, rinunciando a tutto il resto, rompendo con la famiglia.

O lasciarsi così.

Scrisse sul diario, dalla nave di ritorno in America : "non era possibile".

Ha 33 anni. Si, è una zitella. Ha fatto la sua scelta.

Torna a casa, e la situazione fa abbastanza schifo: suo padre ha perso il lavoro di direttore della scuola, siamo nel dopoguerra, e c'è crisi nera. La madre, afflitta da artrosi, non riesce più a cucire.

Ci voleva un romanzo, uno di quelli che fa i soldi, che solleva l'umore alle persone provate dalla guerra e dal dopoguerra.

Ma a lei venivano idee tetre ispirate alla letteratura gotica, poca allegria e ancor meno speranza.

Durante la sua assenza però gli editori notano che le fanciulle non hanno niente da leggere! Le classiche storie di avventura sono scritte per i maschi, i romanzi per adulti sono off limits, e per le fiabe ormai sono cresciute.

Alle ragazze piace leggere, ma non c'è quasi nulla per loro.

Dlin dlin, dlin dlin... il rumore dei dollari!

Il suo editore, che conosce il suo talento,  le chiede di scrivere un romanzo adatto a ragazzine sui 10 anni.

Nemmeno per sogno! A Louise l'idea non piace affatto,  non è quasi andata a scuola, e non saprebbe cosa scrivere.

Non la molla finché non accetta, assicurandole un grande successo commerciale.

E' quello che il mercato vuole.

Servono soldi in famiglia, i genitori sono anziani: il no si trasforma in si.

Ma cosa mai potrà raccontare ? La sua esperienza riguarda solo l'infanzia passata con le sue 3 sorelle!

Idea! Una storia su 4 sorelle che si vogliono bene, con 4 caratteri diversi, ambientata durante la guerra, con un padre lontano ed una madre amorevole.

Ci lavora tutta l'estate.

Andrà bene?

Altroché!

C'è proprio tutto: c'è Anna/Meg, la maggiore, che dopo aver lavorato come istitutrice, si sposa ed ha bambini; c'è Lizzie/Beth, buona e semplice, che resta a casa e muore giovanissima (in ogni buon libro si deve piangere almeno una volta, o no?), Abby/Emy,  l' artista della famiglia, c'è Abigail/la signora March, un modello di virtù e abnegazione per le sue bambine, e naturalmente c'è Jo, il suo alter ego, amica di Laurie, conosciuto ad una festa da ballo, che suona il pianoforte e con cui c'è subito grande affinità.

Perfino la grande biblioteca, che anziché essere di Emerson, è dalla zia March.

In 10 settimane il libro è pronto; l'editore propone un compenso a percentuale di vendite: è fatta, Louisa non sarà mai più povera. Ma ancora non lo sa.

Il libro esce a Settembre, con le illustrazioni di Abby, la sorella minore.

Il libro si vende più del pane, va esaurito in un 2 settimane !

Piccole donne va virale!

Diventa un best seller in pochi mesi.

A novembre inizia a scrivere il seguito, che parte, come sappiamo, da Meg che si sta per sposare.

Nel frattempo Louisa è davvero famosa, e le sue lettrici espongono, e con decisione, le loro istanze: Jo deve per forza sposare Laurie!

E' questo il finale, giusto?

La scrittrice non li vuole far sposare manco per niente, anzi non vuole proprio che Jo si sposi e basta !

La pressione del pubblico è tantissima, decine di lettere le vengono recapitate ogni giorno a casa, anche l'editore è favorevole, e cede.

 Jo si sposa, ma con un modesto professore tedesco, con cui chiude il libro con il progetto di aprire una casa/ collegio per ragazzi in campagna.

Il finale convince così così, ma il successo resta invariato.

Il libro vende, e tanto. Louisa è riconosciuta per strada, importunata e distratta dalla sua scrittura, e decide di cambiare aria, di fare una bella vacanza: ora ha i soldi!

Parte con Abby, alla volta dell' Europa; ora può andare dove vuole a piacimento. E' un bel viaggio, ma... non si può mai stare tranquille !

Arriva un telegramma: Muore John, lasciando Anna con due bambini piccoli.

Louisa parte lancia in resta, chiedendo alla sorella di restare, e di  non sprecare l'occasione di studiare arte in un'accademia parigina. 

E così fanno, lei resta in Europa, e Louisa, ancora una volta, va in soccorso della famiglia, facendo ciò che può per la sua sorella e i nipotini.

Nel frattempo ovviamente scrive senza sosta vari libri tratti dalle sue esperienze giovanili, l' esperienza nella community Fruitland, l'andare a servizio sottopagata.

Poco vendibili, ma che vendono lo stesso perché ormai è una scrittrice famosa.

A sorpresa, Abby, 37enne, conosce Ernest, un violinista svizzero, ben più giovane di lei !

E' amore. Tutta la famiglia contro, solo Louisa l'appoggia. Perché non dovrebbe avere la sua occasione?

E' più che mai di larghe vedute, soprattutto ora che sta attivamente prendendo parte al movimento per il diritto al voto femminile e all'accesso a professioni notoriamente riservate agli uomini.

Ma non si puo' mai stare tranquille! Telegramma. Muore, all'improvviso, l'amatissima madre.

Mesi di lutto, mesi neri. Molto male.

Abby si sposa, e ha una bambina, Louisa May detta Lulù. Molto bene.

Ma il parto è complicato, troppo: 6 settimane dopo,  Abby non ce la fa. Molto male.

Ernest non riesce a seguire la bambina lavorando, e viene affidata a Louisa, che si ritrova all'improvviso  a 48 anni madre di una bimba di 10 mesi.

Da adesso Louisa, pur non tralasciando il lavoro di scrittrice, si dedica soprattutto alla bambina, e al padre, ormai anziano e bisognoso di assistenza.

Ma anche lei non si sente bene, ed inizia a consultare i migliori medici. Ma è sempre più debole.

Il padre peggiora, ha ormai 91 anni. Saluta la figlia per l'ultima volta.

Ed incredibilmente, lei lo raggiunge solo 2 giorni dopo, nel giorno del funerale.

Non avrei davvero voluto, per tutto l'oro del mondo, trovarmi nei panni di Anna.

E' un finale triste per questa storia, purtroppo è il difetto delle biografie, finiscono tutte al cimitero.

Ma quello che fa la differenza è il percorso prima di quel momento, o no ?

Cosa mi racconti ? Conoscevi la vita della Alcott? Io no.

Hai letto i suoi romanzi da bambina ?

Io si: Piccole donne ( il mio primo libro "vero", cioè non di fiabe, e letto in autonomia ), Piccole donne crescono, e Una ragazza fuori moda. Riletti tantissime volte.

Ti ho tenuto almeno compagnia ?

Grazie di avermi letto.

A presto

Sara


sabato 25 luglio 2020

Maria Montessori


                                                                         
Maria Montessori da giovane

Finalmente esce l'articolo sulla vita di Maria Montessori, tratto dalla collana " Grandi donne " di RBA Italia.

Chi era Maria Montessori?Io l'ho conosciuta, come quasi tutti, sulle 1000 lire; avevo circa 15 anni, e non avevo idea di chi fosse. Sul serio. Frequentavo le Magistrali all'epoca.
Studiavo alle Magistrali, e non avevo mai sentito nominare la più grande pedagogista italiana ! 
Una vera innovatrice a 360 gradi, conosciuta e osannata in mezzo mondo.
Lo dichiaro con grande imbarazzo. 
Imbarazzo per la scuola italiana, intendo.
Per altro mi parve molto strano vedere una donna sulle banconote.
Sembrerebbe strano anche adesso, visto che non è più successo.
Non conosci Maria Montessori?
Poniamo subito rimedio.

Maria nasce a Chiaravalle, provincia di Ancona, il 31 Agosto 1870, da una famiglia borghese e relativamente moderna per l'epoca. 
Si nota subito la sua intelligenza e gli studi vengono incoraggiati.
Maria però vuole andare oltre: non le basta studiare, vuole diventare ingegnere, una cosa assolutamente folle per l'epoca.
Per fortuna cambia idea, ma è ancora peggio: vuole diventare medico !
In Italia, all'epoca, le donne non erano ammesse alla facoltà di medicina, con la debole scusa della mancanza del latino e del greco, materie non impartite alle ragazze.
La candidatura venne respinta, ma Maria era davvero decisa, si iscrisse a Scienze naturali, per poter poi iscriversi successivamente.
Funzionò. Iscrizione accettata.
Certo, doveva andare alla Sapienza accompagnata da un genitore, e non poteva effettuare le dissezioni insieme agli altri studenti, ma sola, di notte... ma quando sei una pioniera, qualche compromesso bisogna pur farlo.
A 25 anni si laurea: care Dottoresse di oggi, non dimenticate che Maria vi ha fatto da apripista, più di 120 anni fa.

A quell'epoca in Italia i poveri erano davvero poveri, in certe zone ancora giravano pellagra,  malaria, e denutrizione a non finire.
Anche a Roma la situazione in certi quartieri era davvero drammatica, specie per i bambini, che crescevano come elemosinanti privi di qualsiasi istruzione, spesso scambiati per ritardati, e rinchiusi negli istituti.
Maria non tardò a prendersi a cuore questa causa, che di fatto non era neppure tale, visto che non interessava quasi nessuno.
Lavorava alla Clinica Psichiatrica dell'Università, quando ebbe modo di conoscere le teorie del tutto innovative degli psichiatri francesi Itard e Séguin, che per primi considerarono educabili i cosiddetti " ritardati" o "idioti, imbecilli", come venivano chiamati all'epoca.
Prima di allora si dava per inteso che questi bambini fossero senza nessuna speranza, senza nessun margine di miglioramento.

Maria invece si convinse che sì, con un contesto adeguato potevano migliorare, fino ad essere reinseriti nella società.
Il suo interesse si allontanava dalla medicina per avvicinarsi alla pedagogia, interesse condiviso dal collega Giuseppe Montesano.
Nel 1897 poté denunciare le condizioni inaccettabili dei bambini "deficienti" al Congresso Nazionale di Medicina svolto a Torino.
Non era la prima volta che Maria parlava in pubblico; già in passato aveva preso parte al Congresso sui Diritti delle Donne a Berlino, parlando della disparità degli stipendi delle operaie rispetto ai colleghi uomini.
Insomma non esattamente una donna casa e chiesa che guardava in basso durante il tragitto, come avrebbero voluto i costumi dell'epoca.
Siamo all'inizio del 1900, ricordiamolo, in Italia, quasi 50 anni prima del diritto al voto alle donne.

Nel frattempo cresce il rapporto di stima, amicizia ed infine amore con il collega Giuseppe... eh si, Maria resta incinta, in gran segreto.
Il matrimonio riparatore non si farà mai.
Forse non lo voleva nessuno, né lui, né lei, né le rispettive famiglie. Non si sa.
Forse lei non voleva rinunciare alla carriera, forse lui, come nei migliori film di Pietro Germi, voleva una moglie illibata, forse la suocera la considerava una sgualdrina.
Ad ogni modo, come ogni ragazza di buona famiglia dell'epoca, partì in campagna per qualche mese.
Il bambino venne dato in affido ad una famiglia, con cui tenne sempre  i contatti.
Nel frattempo altri medici "illuminati" si interessarono della questione dell'infanzia, e ciò portò alla costituzione della Lega Nazionale per la protezione dei fanciulli deficienti.
Maria si impegnò in un giro di conferenze in tutta la nazione, per diffondere gli ideali riguardanti l'emancipazione dei poveri e delle donne.
Insomma, o temi scomodi o nulla; denunciò anche le condizioni dei bambini minatori in Sicilia.(ricordate anche voi Rosso Malpelo nell'antologia delle medie ?) 
Tra una conferenza e l'altra andava a trovare Mario, che non sapeva chi fosse quella signora gentile.
Feuilleton dal punto di vista del cuore, e novità dal punto di vista professionale: nel 1900 arriva a Roma la Scuola Magistrale Ortofrenica, per la formazione dei maestri di sostegno ai bambini con ritardo.
Fantascienza solo pochi anni prima !
Chi la dirige? Maria e Giuseppe. Dopo pochi mesi accolsero i primi 20 bambini nel rispettivo Istituto Medico Pedagogico, ad esso collegato.
Per 2 anni Maria si dedicò a loro, ideò i primi materiali tattili e sonori, un qualcosa di mai visto.
Il ministro dell'istruzione si recò a vedere i bambini ed i loro progressi. Alcuni riuscirono perfino ad imparare a leggere. Incredibile, bambini cui non avrebbero dato un centesimo.
Tutto sembra andare a gonfie vele, ma... feuilleton in agguato.
Giuseppe viene meno alla promessa reciproca fatta anni prima di non sposarsi mai, fidanzandosi con un'altra.
Maria non lo sopporta; l'unica cosa da fare è andare via. Lascia l'incarico. 
Poteva andare via lui, e fare il gentiluomo, ma tant'è.  Del resto che aspettarsi da uno che ti mette incinta e non ti sposa ?

Che fare una volta perso il lavoro?
Riprendere gli studi, logico! 
Oramai era deciso: si sarebbe dedicata all'educazione, occorreva prepararsi adeguatamente.
Alla Sapienza le richiusero di nuovo la porta in faccia; e lei iniziò a frequentare da uditrice, e alla lunga si arresero ad una nuova iscrizione.
Dopo qualche anno vinse la cattedra di Antropologia: le sue lezioni erano frequentatissime.
Qualche anno dopo ( eh si: le grandi cose non si fanno in pochi giorni ! Cosa che oggi non vogliamo metterci in testa, allettati da business veloci come una fiammata accesa dalla benzina), la grande occasione.
L'Istituto Romano di Beni Stabili, sotto la guida dell Ing. Talamo, inizia un investimento nel quartiere più degradato di Roma, uno di quelli dove è meglio non entrare, tanta era la delinquenza.
Si iniziano a ristrutturare gli edifici decadenti, e si pone il problema di tutti quei bambini sotto i 6 anni, i figli delle operaie, che lavoravano tutto il giorno.
Occorreva una struttura in cui farli stare, in cui "recuperarli".
E qualcuno per dirigerla: Maria.
Nonostante il budget quasi inesistente, lei ci vede l'opportunità di testare le sue teorie; ricreò il materiale didattico, le sue campanelle, le lettere smerigliate, le forme geometriche, qualche decorazione per l'aula, e via, verso l'inaugurazione. Una giornalista guardandosi intorno disse: sembra una casa di bambini!
E così nacque il nome perfetto.
Le prime settimane furono difficili, i bambini pochi, diffidenti, disorientati.
Ma piano piano si ambientarono, iniziarono ad usare i materiali, ad imparare tutte le piccole attività orientate all'autonomia come legarsi le scarpe, lavarsi i denti.
Si inaugura una seconda Casa dei bambini, sempre nel quartiere San Lorenzo.
Tutto va bene, ma... iniziano gli attriti con Talamo, che  voleva avere carta bianca sugli aspetti disciplinari, e che mal digeriva il crescente interesse dei giornali su Maria, stupiti dal fatto che i suoi bambini imparavano a leggere molto più in fretta dei bambini inseriti nelle scuole tradizionali.

Maria era un po' troppo intelligente, un po' troppo brillante; ingombrante insomma.
E via, fuori dalla porta.
Tanto rumore per il povero Steve Jobs, e nessuno che ricordi che Maria è stata licenziata dalla SUA Casa dei bambini, 100 anni prima.
Insomma non c'è mai niente di nuovo sotto il sole.
Come disse Einstein, Dio non gioca a dadi: appena l'anno dopo l'incontro con Alice Franchetti Hallgarten, un'anima affine.
Alice era un'americana sposata ad un barone dotato di vasti possedimenti, tanto da potere aprire una scuola gratuita rurale in Umbria.
Invitò Maria, la incoraggiò a scrivere un libro, e vincendo le sue proteste sul "non avere tempo", la invitò in una delle sue ville.
Lì poteva scrivere indisturbata.
Voilà, in 20 giorni Il metodo della pedagogia scientifica fu completato.
Anche in assenza di internet, le notizie viaggiavano: negli Stati Uniti iniziano a pubblicare articoli sul suo lavoro, in particolare a cura di McClure, editore del McClure's Magazine, un'importante rivista di giornalismo d'inchiesta.
Ed inizia un grande interesse, tanto da portare in poco tempo all'apertura del primo centro Montessori, a New York.
Nel frattempo Maria riesce ad aprire una Casa dei bambini presso un convento di suore francescane.
Ma non mancano le critiche da parte della Chiesa, che non vedeva affatto di buon occhio l'allevamento di bambini senza premi e punizioni; soprattutto punizioni.
(chi non ha mai sentito un genitore raccontare di come a scuola ci fosse la bacchetta ? ed erano gli anni '50, per dire).
Contemporaneamente il suo libro diventa un best seller, tanto da farla guadagnare discretamente con i diritti d'autore.
Ha 42 anni, e vive ancora con i suoi.

All'improvviso sua madre, sua grande sostenitrice, muore. 
Grande il dolore, grande la decisione:  va a trovare Mario, ormai 14enne, ma questa volta è l'ultima: lo porta via con sé, rivelando di essere sua madre. 
Ha 14 anni. Il ragazzo sembra affezionato, e piano piano si crea un rapporto, peraltro molto stretto: collaborerà con la madre per tutti gli anni successivi.
Negli Stati Uniti il successo continua senza sosta: in appena 4 anni vengono aperte più di 100 scuole montessoriane ! Ed altre in Argentina, Cina, Messico, Svizzera, Inghilterra, perfino in Nuova Zelanda!
Insomma, Maria va virale :)
Vedi la differenza?
Ma si sa, nessuno è profeta in patria.
Come tutte le cose di grande successo, però, sorge subito il problema di quelli che sfruttano il lavoro altrui, insegnando il metodo per conto proprio, interpretandolo di propria iniziativa.
Per ovviare a questo, urge formare le maestre e collaboratrici.
Con l'appoggio del Comitato Americano Montessori, apre il primo corso di formazione avviene direttamente nel salotto di casa di Maria, con 87 alunne venute da tutto il mondo, specie dagli Stati Uniti.
Una traduttrice traduce in inglese le lezioni.
Nel frattempo McClure la contatta, vuole portarla negli Stati Uniti per una serie di conferenze, lei non accetta, e lui  e viene a Roma per convincerla. Così nel 1914, si salpa per la grande America.
E' accolta più che calorosamente: il giorno dopo l'arrivo, si aprono le porte della Carnegie Hall, per la prima conferenza.
E qui a mala pena la sopportavano. Va beh.
Ovviamente non mancarono i nemici, come Kilpatrick, un pedagogista di vecchia scuola, che attaccò il metodo come non scientifico, e sbagliato, che inseriva la lettura e scrittura troppo presto, e che isolava il bambino; criticava inoltre i riferimenti spirituali alla scintilla divina che ogni bambino porta con sé.
Lei non se ne curò affatto e non rispose alla polemica.
Come si suol dire: i cani abbaiano ma la carovana va avanti.
Si va a San Francisco, all'Esposizione Internazionale.
Persone stupefatte guardavano l'aula trasparente di Maria, con i bambini che lavoravano sereni, apparecchiavano, facevano giochi ad incastro ecc. E senza che nessuno gli ordinasse nulla.
Tutto andava alla grande, fino al telegramma che le annunciava la morte del padre. 

Parte al volo, ma la guerra incombe, non riesce ad entrare in Italia, e va a Barcellona in attesa di riuscirci. 
Ci resterà per 20 anni, intervallati, dopo la guerra da moltissimi viaggi nelle principali capitali europee. Corsi e conferenze come se non ci fosse un domani.
Ma sappiamo tutti che dopo la fine della Grande Guerra, non paghi, iniziarono i nazionalismi, l'ascesa del partito nazista, fascista. 
Nel '23 Mario contattò Mussolini, per fare aprire finalmente anche in Italia le scuole; si iniziò l'anno dopo, per alcuni anni.
Nel tempo la cosa andò male, le idee erano incompatibili: le Case dei bambini dovevano essere culla di libertà e sviluppo, mentre  per il regime erano caserme per addestrare bambini obbedienti allo Stato, lo Stato Fascista.
Le scuole vennero poi chiuse, i libri e tutti i materiali didattici bruciati. 
Maria era persona non gradita all' Italia. Siamo nel 1934.
Un disastro; tra l'altro la collaborazione con il governo fascista le venne spesso rinfacciata negli anni a seguire.
Tornano (Mario è sempre con lei, è il suo braccio destro) a Barcellona.
Ma anche lì due anni dopo il disastro: Franco fa il colpo di stato.
Un casino. Devono scappare di nuovo.
Per fortuna hanno contatti ed amici ovunque: trovano appoggio tramite  amici inglesi, e si  imbarcano, destinazione: Londra.
(e noi che ci stressiamo per un nonnulla, o no?)
In seguito accetta un invito per i Paesi Bassi (lei, Mario, e i suoi 4 figli, che nel frattempo la moglie americana gli aveva lasciato dopo la separazione ).
In Olanda all'inizio va bene, conferenze, la pace tiene; accetta un invito per un ciclo di conferenze in India, in cui ha contatti importanti ( es: il poeta Tagore, Ghandi!).
 Il Metodo Montessori era tradotto anche in India, terra piena di spiritualità, ma anche di un'analfabetismo incredibile (80 %).
E poi lì c'era la sede della società teosofica, cui Maria aderì decenni prima.
L'India le piace subito; si sente tanto a suo agio da togliere il lutto che portava da anni.  
Le studentesse sono desiderose di imparare, di cambiare, di abolire le classi suddivise per caste. 
C' è il fuoco nei loro occhi, mentre sono sedute per terra ad ascoltare.
Tutto va bene, ma c'è sempre un ma ... 
l' Olanda viene bombardata dai tedeschi. E' guerra.

Resta bloccata in India per 7 anni ! E i bambini ad Amsterdam !
Il padre non ha visto i figli per 7 anni !
Il soggiorno non fu una passeggiata; essendo italiani vennero considerati nemici, Mario mandato in un campo di lavoro, Maria restò sola con le sue 4 parole di inglese, isolata da tutto.
Quando Mario venne rilasciato, andò meglio, tanto da lavorare ulteriormente alle sue teorie, e al concetto di educazione cosmica.
Ora le è chiaro: lo scopo dell' educazione è la pace.
Lo dichiara apertamente : la politica deve evitare le guerre, ma la pace può essere creata solo dall'educazione dei bambini, ovvero gli uomini e le donne di domani.
Questo lo ribadirà sempre, fino alla fine.
Nel 1946, a pace conclusa, rientra in Olanda, ma è instancabile, va a Londra per vedere se le sue scuole sono ancora in piedi, dopo i bombardamenti. 
Così così, la città è devastata.
Torna in India, in cui se da una parte si è avuta l'indipendenza dalla Gran Bretagna (evviva!), dall'altra si ebbe al volo quasi una guerra civile tra musulmani ed induisti (molto male); nel frattempo inizia anche la guerra fredda.
Non una, ma due guerre mondiali non hanno insegnato nulla.
Molto frustante per chi predica la pace, la pace e solo la pace, tanto da ricevere 3 candidature per il Nobel...
Tiene conferenze fino all'ultimo, a destra e a manca.
Riceve la decorazione dell' Ordine di Orange-Nassau dalla Regina d'Olanda, la Legion d'Onore in Francia da Blum, presidente della Repubblica.
Non è che le diano a tutti, o te le compri con le sponsorizzate.
Maria muore serenamente nella poltrona della sua casa ad Amsterdam, un'ora dopo aver parlato con il sua amato figlio, all'età di 82 anni.

Ha fatto tutto ciò che ha potuto, tutto ciò in cui ha creduto, dall'iscriversi a medicina quando non era possibile, a conferenze in tutto il mondo.
Un'italiana. Ad inizio 1900. Senza telefonino. Senza smartphone. Senza computer. Senza quasi parlare inglese. Senza marito. Senza patente.
L'epitaffio sulla sua tomba: 
" Io prego i cari bambini, che possono tutto, di unirsi a me per la costruzione della pace negli uomini e nel mondo ".

Ti è piaciuta questa storia ? Conoscevi già la vita di Maria Montessori ? 
Per la prossima donna della rubrica "Grandi donne", scriverò di Katherine Hepburn e di Louise May Alcott.
Quale preferiresti leggere per prima ?
Grazie di avermi letto.
A presto 
Sara 


sabato 16 maggio 2020

Gratitudine

Gratitudine ? 
No, grazie.
La gratitudine è senz'altro l'argomento di moda del 2019, e non pare cedere il passo nemmeno per il 2020.
Mi oppongo. 
Diario della gratitudine ogni sera ? Sei seria ? Chi ti ha cresciuto, la famiglia Ingalls? Vivi nella casa nella prateria ? 
Spesso penso questo, leggendo a profusione questi infiniti post, video e quant'altro su questo argomento.
Cari gratitudine ambassador, ma vivete in Italia anche voi?
No, in effetti spesso, almeno nel 50 % dei casi no, non più. Appunto. 
Il restante 50 % va sulla scia del primo che nemmeno fatto a posta ha un bel seguito/ successo. 
Bla bla bla, tanta incoerenza.
Se fossi grato DAVVERO, ti accontenteresti di quello che hai. 
E se così fosse non cercheresti di fare soldi con questo noioso argomento.
Quante volte si può ringraziare che ho ancora un tetto sulla testa ? Che un terremoto non me l'ha ancora distrutto ? Che esco di casa con due gambe e torno con le stesse ? 
Il fatto che possa succedere il contrario non toglie che sia statisticamente improbabile. 
Di per sé portare un concetto giusto ad ideologia, lo rovina. 
Il troppo storpia. 
Del resto se si parte dalla convinzione di un Creatore/ Universo benevolo, dovreste aspettarvi il bene, non il male.
Diario ogni sera ? 
E cosa ci scrivi nei giorni in cui non succede niente: oggi ho mangiato ? 
E' come ammettere che oggi ho mangiato, è andata bene, poteva andare peggio; conseguenza implicita : e domani ? Chissà. 
Io ci leggo un subdolo pessimismo di fondo. Un ansia nemmeno troppo nascosta.
La persona sinceramente grata non compila diari ogni sera cercando 3 cose di cui essere grata. 
Non le deve cercare: le ha vissute. La gratitudine è un sentimento, un qualcosa che si prova. 
Quando la senti non devi cercare un bel niente. 
C'è e basta. Fa parte del tuo sentire, dell'implicito. 
Come un bambino che vede la madre prima di chiudere gli occhi, e sapendo che ci sarà di nuovo al risveglio, è tranquillo. 
Cercare, ricordare, scrivere, focalizzare, sono tutte attività cognitive, legate al pensiero, all'emisfero sinistro del nostro cervello. 
La verità è che se hai bisogno di fare questo, non SENTI la gratitudine. 
Il che naturalmente non fa di te un ingrato: attenzione. 
Io non sono un ingrata, e non lo sei nemmeno tu.
Sappiamo tutti che c'è chi sta peggio; in ogni caso c'è sempre. 
Di fatto, ogni minuto succede una disgrazia da qualche parte. E' la vita, ci si ammala, si muore, e c'è anche parecchia gente cattiva e armata. 
Di fatto, più siamo sul pianeta, e più questo sarà vero. E' la legge dei grandi numeri. 
Se oggi a me non è capitato niente, un giorno qualsiasi di tipo qualsiasi, posso veramente essere grata ? 
Bell' egoista ! 
Al massimo posso essere sollevata per me, e dispiaciuta per gli altri. 
Io la vedo così. 
C'è anche un altro problema: la parola. La parola è potente, e sotto intende un qualcosa di importante. 
- Sono grato perché " sto bevendo il caffè alla finestra, è buono e l' aria è fresca ".
- Sono grato perché " l'intervento chirurgico di mio figlio è andato bene ".
Nel secondo caso la parola è pertinente, nel primo no. 
Secondo me ostinarsi a usarla ad ogni costo, per ogni piccolezza,  non ha senso, anzi la svilisce. 
Io la uso solo in circostanze all'altezza. 
Fallo anche tu. Non farti influenzare dal politicamente corretto a tutti i costi. 
Cosa ne pensi ? 
Grazie di avermi letto. A presto 
Sara  




venerdì 24 aprile 2020

Camille Claudel

                                                                              

Buongiorno, e benvenuto sul mio blog. 

Come promesso nel post precedente, ecco l'articolo sulla vita della scultrice  Camille Claudel. (tratto come sempre dalla collana Grandi donne, RBA Italia).
Non sono molti gli scultori conosciuti dal grande pubblico, ed ancora meno le scultrici donne, e fra loro c'è appunto la talentuosa Camille.
Nata in Francia nel 1864, davvero mai accettata dalla madre, cui non legò mai, e che fu particolarmente severa con lei. 
Per fortuna dopo di lei ci fu una sorella, Louise, ed il suo adorato fratello Paul.
 Suo nonno materno possedeva una fornace, che produceva tegole di argilla, e fu lì che Camille si innamorò di quella magia per cui da una terra informe si poteva modellare qualcosa e cuocerlo fino a renderlo solido. 
Dimostrò un grande talento, ed iniziò a chiedere ai fratelli e alle domestiche di posare per lei ! 
Ah, quanto talento può avere un bambino, o una bambina ! 
Per fortuna questo non venne scoraggiato, tutt'altro: le fu permesso di prendere lezioni dal maestro Albert Boucher, all'età di 13 anni. Venne subito colpito da un talento notevole, e disse chiaramente alla famiglia che Camille avrebbe dovuto studiare in una scuola di scultura a Parigi. 
Naturalmente la madre fu subito contraria a questo progetto. Un conto era prendere lezioni, un conto andare a Parigi e diventare una scultrice professionista. 
Una donna. Scultrice. Nel 1876. Un' idea praticamente inconcepibile. 
Ad ogni modo, alla fine chi la dura la vince, e dopo 4 anni la famiglia Claudel si trasferisce davvero nella capitale della Francia e dell'arte mondiale. 
Ma aimé, le porte dell' Ecole National Supérieure des beaux-arts di Parigi sono chiuse alle donne !
E sarà così per altri 16 anni.
Ma le donne iniziano a volersi fare strada in tutti i campi, compreso quello dell'arte, e ci sono alcune scuole private miste. 
Camille riuscì ad essere ammessa alla Accademia Colarossi. 
E' felice come non mai. Ha 17 anni! 
La sera lavora in un atelier a Montparnasse insieme ad altre ragazze, con ancora Boucher come insegnante.
Diventa amica di alcune ragazze, esce con loro e il suo amatissimo fratello Paul. 
E' tutto perfetto. 
Ma la perfezione non dura mai. 
Il maestro e mentore Boucher alla fine dell'anno successivo si prese un anno sabbatico per andare a lavorare a Roma e Firenze. 
Per sostituirlo, chiama Dubois, che guardava i lavori dall'alto in basso, e non piacque a nessun allieva, e tale Auguste Rodin, ovvero  lo scultore più quotato di Francia. 
E' affabile e generoso nell'insegnare e duro nelle critiche.
Camille è affascinata ed ovviamente in soggezione allo stesso tempo. 
Lui colpito dal Busto di Paul Claudel,
           
                          
Busto di Paul Claudel a 14 anni 


la invita a visitare il suo atelier.

Un grande atelier, pieno di marmo, materiali, dove poteva osservare Rodin e i suoi aiutanti che lavoravano  giorno e notte per commesse importanti, fra cui la famosissima Porta dell'inferno.
Dopo alcuni mesi, diventa un'aiutante, e si divide fra l'atelier di Rodin, quello di Montparnasse e l'Accademia. 
Grande lavoro, grande fatica. 
Arriva a questo punto quella che diventerà per anni una grande amica, Jessie Lipscomb, la giovane promessa della scultura inglese.
Soggiorna in casa sua, e diventa anche lei aiutante presso lo studio di Rodin. 
A questo punto però il fattaccio: Camille si innamora di Rodin, e lui non tarda ad accorgersene. 
Ha 44 anni, e non basta: convive da 20 anni con tale Rose Beuret, che non ha mai lasciato per nessuna delle sue amanti.
Promette male. 
Ma non c'è niente da fare: scoppia una grande passione, e Camille diventa la sua amante. In breve lo sa tutta Parigi, compresa la sua famiglia, ma non le importa del giudizio di nessuno. 
Ubriaca d'amore e di passione, inizia un periodo di grandissima creatività: Valzer, Fanciulla con covone, Vertumno e Pomona sono di questo periodo. 
Fanciulla con covone 

                             
Valzer 


                      
Vertumno e Pomona


Nel 1885 espone due opere al Salon di Parigi. I primi riconoscimenti della critica. 

Inizia però a soffrire: Rodin a lasciare Rose non ci pensa proprio. 
Iniziano anni di lasciate e riprese: ogni volta che lei si allontana, la segue e le promette ogni cosa, anche di sposarla. 
Ma questo non succederà mai. 
Non le basta nemmeno andare ospite in Inghilterra dalla sua amica Jess: la segue. 
Tornata a Parigi, decide di andare a vivere da sola, e lavorare sola in uno spazio tutto suo. Lui affitta di fronte.
Arriva l'Esposizione Universale del 1989, lei espone alcune opere: lui 36. 
E' considerato un genio vivente. 
E purtroppo molti non giudicano in modo obiettivo l'opera di Camille, proprio in quanto amante, e protetta, da Rodin.
Tregua di qualche mese lontano dai pettegolezzi al castello di Islette, ma si sa, le fughe romantiche, per quanto belle, lasciano i problemi irrisolti. 
E al ritorno, scopre che ha regalato dei gioielli ad una modella.
E Rose, la sua donna ufficiale, visita sempre più spesso l'atelier. 
E' la goccia. 
Camille si allontana, frequenta nuovi amici, fra cui il musicista Debussy, talentuoso e giovane,  con cui va molto d'accordo. 
Figuriamoci ! Pazzo di gelosia la riempie di lettere e regali, e si sa, a volte ci si comporta in modo davvero stupido: ci ricasca.
Peccato, perché sarebbe stato un bel finale che a questo punto lo mollasse per il giovane Debussy. 
E invece no. 
E c'è di peggio: resta incinta. 
E non è sposata. Ed è il 1893. E Rodin è famoso. 
In zero secondi lo sa tutta Parigi... I pettegolezzi sono infiniti. 
Ultimatum: lasciare Rose.
Non lo fa.
Abortisce. Dopo questo, nulla sarà più come prima. In senso negativo, purtroppo. 
Cerca di riprendersi, va a trovare l'amica Jesse in Inghilterra, ma non basta. E' stanca, esaurita. E al ritorno, iniziano subito i problemi economici. Diventa povera in un battibaleno.
Auguste intercede in segreto per farle avere delle commissioni, e va meglio per un po'.
Crea, influenzata da Hokusai, L'onda, e Confidenza. 


L'onda 


Confidenza

Nel 1899 contava di far esporre la sua opera prediletta: L'età matura, un'opera ovviamente autobiografica in cui un uomo ha una giovane che lo implora ai suoi piedi, mentre va via con una donna più vecchia. 


                                
L'età matura 

Ovviamente tutti avrebbero capito, e per evitare una figura tra l'imbarazzante e il patetico, Rodin influenza la commissione. 
L'opera viene rifiutata.
Forse è da questo fatto che Camille inizia a dubitare di tutto e di tutti, fino a sfociare in una vera sindrome paranoica. 
Si isola, scrive lettere ai familiari con  teorie assurde in cui Rodin è sempre il protagonista. Afferma che è lui il ladro di certe opere del Louvre. Che ruba nel suo atelier. Che la sta avvelenando...
Perde la bussola, distrugge  molte  opere a colpi di mazza. Non esce di casa, o vaga per le strade senza meta. Non butta la spazzatura. Non scolpisce più. Mai più.
Insomma va verso l'autodistruzione. 
Non fa del male a nessuno, ma finisce comunque in manicomio. I familiari non vedono altra soluzione.
Per 30 anni. 30 anni ! 
Implora i familiari  in ogni lettera di farla uscire, ma non succederà mai. 
( puoi leggere una lettera scritta dal manicomio qui )
A me piace molto il lieto fine, ma spesso non c'è. 
Questo è uno di quei casi. 
Per fortuna il genio artistico non ha sempre un epilogo così drammatico! 
Le opere di Camille Claudel hanno una sala all'interno del Museo Rodin a Parigi, e dal 2017 anche nel museo a lei dedicato, puoi dare un'occhiata  qui.

Grazie di avermi letto, se ti va lascia un commento, ne sarò lieta. 

Per la rubrica "Grandi donne", la prossima storia sarà sulla vita di Maria Montessori.
A presto
Sara